BRUNETTA DATTI UNA MOSSA…

La fierezza nostra e le magie di Brunetta

Noi vogliamo un’Italia sovrana. Altri cianciano di libertà ma restano sudditi della Merkel

La fierezza nostra e le magie di Brunetta

Sono giorni e giorni che l’onorevole Brunetta insiste con una formula magica: vuole ricostruire il centrodestra con l’alleanza tra Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e un po’ di soggetti sparsi, da Rotondi, e poi Quaglieriello, Fitto, Mario Mauro e non sappiamo chi altri.

Dell’adunata proposta dal potente capogruppo di Forza Italia e’ sistematicamente esclusa La Destra di Storace così come altre forze che pure esistono nel territorio o che stanno nascendo, come Azione nazionale di Alemanno, Menia, Nania ed altri.

Assistiamo allo spettacolo senza profferire verbo e alla ripresa dell’attività diremo la nostra. Anche perché non ci appassionano neppure i giochi di prestigio di Stefano Parisi, che pure spaventa tantissimi che stanno da troppo tempo in Parlamento.

Noi vogliamo un’Italia sovrana. Chi non vuole ascoltare le nostre ragioni la vuole suddita della Merkel, anche se ciancia di libertà. Ed è ovvio che NON voglia sentire parlare di NOI.

ANCHE NOI VOTEREMO NO AL REFERNDUM. A differenza di Brunetta ne siamo fieri.

LA BELL’ ITALIA

E la bell’Italia quella che si rimbocca le maniche dopo una tragedia per il terremoto che ha devastato intere e amate zone del centro Italia con oltre 250 morti. Il Belpaese si ritrova sempre unito nel momento del lutto nazionale; accanto alle famiglie provate da un dolore immenso, emerge tutta intera la nostra capacità di fare comunità viva, solidale, orgogliosa.

È importante constatare, per ora, anche la prontezza degli interventi istituzionali: lo Stato e il governo delle regioni, saranno chiamati ora alla prova più importante. Da un lato, il freno da mettere agli sciacalli che vorrebbero gozzovigliare tra le macerie alla ricerca di patrimoni abbandonati da famiglie disperate; dall’altro, il rischio ancora peggiore degli speculatori assetati di appalti senza regola, che vorrebbero gettarsi nell’affare della ricostruzione con le solite mani rapaci.

Tutto questo va evitato, per non aggiungere tragedia a tragedia. Sarebbe una vergogna che la ricostruzione di paesi dovesse rappresentare l’ennesima occasione per arricchimenti illeciti. Quindi massima vigilanza,  perché giudicheremmo insopportabile una nuova ondata di malversazione.

E stiamo tutti vicini anche ai meravigliosi operatori che in queste ore hanno garantito assistenza ad un numero impressionante di persone.

Ecco, quando si parla di sanità come di protezione civile non si dimentichino le scene di questo terremoto, con il loro carico di pena per il dolore di troppa gente.

Medici, infermieri, gli elicotteri del 118, il volontariato, le forze dell’ordine, i donatori di sangue: una grandissima “gara”  per salvare vite umane. Gli uomini e le donne del soccorso hanno dato il massimo e sono le persone che onorano l’Italia con il loro servizio quotidiano.

È la Bell’Italia di cui siamo orgogliosi quella che soccorre l’altro pezzo di Bell’Italia che urla da sotto le macerie.

Detto ciò non possiamo però sottacere che in Italia il 70% delle case non è antisismico.

Il punto è che devono essere costruiti in modo da resistere a questa scossa solo gli edifici nuovi. Per quelli esistenti non c’è alcun obbligo. Ed è questo il vero problema per un territorio fatto dai centri storici antichi, di case che si tramandano di generazione in generazione. La nostra bellezza, la nostra debolezza.

In Giappone una botta così arriva ogni 2 mesi ma non ci sono tragedie come questa perché prima di tutto viene la sicurezza (in tutti i campi…).

Da noi invece tutte le volte che avviene una tragedia simile si piange e  si promette. Ma poi ci dimentichiamo e tutto resta come prima. Sarà così anche questa volta ?

MERCOLEDI 24 AGOSTO ORE 3,36: 300 MORTI

 “Italia come il Medio Oriente. Una scossa di magnitudo 6 non dovrebbe provocare questi disastri”

  

Ormai abbiamo osservato che ogni 4 o 5 anni c’è un sisma che colpisce la dorsale appenninica. Eppure gli amministratori non fanno prevenzione. Il risultato è che l’Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime”.

Mario Tozzi, geologo e noto divulgatore scientifico in tv, non usa giri di parole contro la politica che a sette anni dal tragico terremoto dell’Aquila non ha fatto quasi nulla per prevenire il disastro di questo 23 agosto. La terra ha nuovamente tremato violentemente devastando i paesi vicini all’epicentro: Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto.

“Le zone dalla Garfagnana a Messina, e cioè la dorsale appenninica, sono tutte sismiche e appartengono alla stessa regione geologica. L’Italia è un territorio geologicamente giovane e perciò subisce queste scosse strutturali di assestamento. Non stiamo dicendo che i terremoti sono prevedibili”, puntualizza Tozzi, “perché sappiamo che è una sciocchezza. Ma stupisce che in una zona sismica non si faccia quasi nulla per impedire che una scossa di magnitudo 6 possa addirittura far crollare un ospedale come è accaduto ad Amatrice”.

Non esiste alcun alibi, continua il geologo: “Non veniteci a dire che i paesini del centro Italia sono antichi e perciò crollano più facilmente. Gli antichi sapevano costruire bene e basta pensare che a Santo Stefano di Sessanio, vicino l’Aquila, era crollata soltanto la torre perché restaurata con cemento armato, mentre a Cerreto Sannita nel Beneventano quasi tutto era rimasto intatto dopo il terremoto dell’Irpinia: non fu un caso, era stato costruito bene”.

Dunque “siccome ormai è chiaro che dobbiamo avere a che fare con i terremoti dovremmo costruire e fare una manutenzione antisismica di tutti gli edifici pubblici e privati, i soldi devono essere impiegati in questo modo: è la priorità”, sottolinea ancora Tozzi, ricordando che “in Giappone e in California con una scossa simile a quella di Amatrice c’è soltanto un po’ di spavento ma non crolla nulla”.

Mancati investimenti, fatalismo: il terremoto per Tozzi è soltanto una delle cause delle decine di morti di questa notte. “Facciamo sempre i soliti discorsi ma vediamo che non cambia nulla. Siamo il paese europeo con numero record di frane e alluvioni, siamo territorio sismico eppure per chi ci governa quando qualcosa succede è sempre una fatalità: bisognerebbe smetterla di pensare in questo modo e cominciare a ripensare seriamente al territorio”.

  
   

Che errore rottamare la Fiamma

fratelli

 

Dopo la provocazione di alcuni dirigenti di Fratelli d’Italia, sulla necessità di superare il totem chiamato An la risposta articolata delle anime del movimento, ufficialmente – a parte un lapidario «Niente è tabù» – non è arrivata una replica sull’argomento da parte di Giorgia Meloni. «Segno che c’è imbarazzo».

È questa la spiegazione che dà  Francesco Storace, leader de La Destra e uno di coloro i quali chiede da anni che si possa ripartire proprio nel nome dell’esperienza politica nata nel congresso di Fiuggi.

Se nel suo Giornale d’Italia ha scritto a Meloni che «riesce difficile immaginare come conciliare il fuoco senza la fiamma», Storace si aspetta adesso una posizione dai vertici: «Sarebbe utile sapere che cosa vogliono fare», non fosse altro perché «hanno fatto ben due assemblee della Fondazione An su questo».

Il riferimento di Storace è alle decisioni stabilite dal voto delle assemblee della  Fondazione A.N. che hanno concesso e riconfermato l’utilizzo del simbolo a FdI: «Ricordo che quel simbolo venne definito una “minestra riscaldata” quando lanciammo noi questa idea». Che cosa è avvenuto dopo? «La minestra riscaldata invece è diventata buona perché se lo sono presi loro il simbolo da una fondazione di cui non faccio parte, perché per me i partiti nascono dalla società. Poi adesso si dice che questo simbolo potrebbe non attrarre più, con Marcello Veneziani che fa da mallevadore spiegando che occorre evitare che qualcun altro lo possa utilizzare. Tu non credi più in Dio e non ci dovrei credere nemmeno io?». Davanti a questo Storace non rivendica però il simbolo per sé. «Quello che succederà si vedrà. Se la Meloni fosse stata saggia e avesse fatto un percorso di grande destra inclusiva probabilmente il problema non me lo sarei nemmeno posto. Tant’è vero che ho scritto “non pensate a togliere i simboli ma togliete i rancori”».