SPAZZIAMOLI VIA

Il centrodestra è ancora vivo. Basta con le liti, occorre elaborare un programma serio, credibile, percorribile.

Sui contenuti il centrodestra può ritrovare compattezza contro l’arroganza renziana e i fanfaroni grillini.

SPAZZIAMOLI VIA
La ricostruzione del centrodestra passa da un “no”, vitale per l’unità verso le politiche del 2018. Un banco di prova da non fallire viste le scadenze elettorali.
La strada è tutta in salita e un’area politica, che ha governato il Paese, le Regioni e i Comuni più importanti d’Italia, deve mettere da parte i veti e i litigi aprendo finalmente un laboratorio politico, culturale e umano.
Anche perché l’Italicum prevede un’unica lista a cui sarà affidata la maggioranza del Parlamento.

Se il Pd e i 5 Stelle, anche se in caduta libera, scaldano i motori, il centrodestra, frastagliato e diviso, ha l’obbligo di ripartire. E il referendum costituzionale è l’occasione per gettare la base di un nuovo progetto.

Ne è convinto anche Francesco Storace, leader de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale, chiamato insieme alla dirigenza del partito a vivere con tenacia ed entusiasmo la fase congressuale.
“Oggi sono riunite le diverse anime del centrodestra accumunate dall’amore per il nostro Paese e dal timore che questo governo e questo premier da una parte e il grillismo, dall’altra, possano giungere a minare non solo la credibilità dell’Italia a livello internazionale – che già non è mai stata così bassa da anni – ma, soprattutto, la coesione sociale interna”, è l’analisi dell’ex governatore del Lazio, che ha le idee abbastanza chiare: “Il centrodestra c’è, è vivo ma, soprattutto, ha ancora molto da dare a questo Paese”.
Ovviamente non sono mancate le stoccate al premier Matteo Renzi, atleta, secondo Storace, di “una nuova specialità olimpica” catapultandolo sul podio con tanto di medaglia d’oro: “Renzi passa dagli ossequi di Ventotene verso la Merkel e Hollande, alle bizze di Bratislava. Sa bene che deve la sua poltrona alle camarille orchestrate fra il Quirinale di Napolitano e l’asse Berlino-Parigi”.
Storace fotografa questa eurocrazia come fredda, gelida e soprattutto fiscale, in nome della spendingreview, che è sempre più ostile agli italiani.
Il futuro dell’Italia passa innanzitutto per l’affermazione della sovranità. L’ex governatore del Lazio punta il dito contro il caos che scoppierà nelle Regioni e, in particolare, nei Consigli regionali, ai cui membri, è l’attacco, “regaliamo pure l’immunità parlamentare. Un capolavoro di furbizia che ha un unico scopo: assicurarsi una maggioranza parlamentare asservita agli interessi di chi, in quel momento, governa”.
E indica la strada da percorrere in nome dell’unità: “Il centrodestra deve elaborare un programma serio, credibile, percorribile, fatto di idee non figlie di un sondaggio ma diretta emanazione di precise e meditate linee politiche”. Altrimenti, ha sentenziato Storace, “la triste alternativa è quella della prosopopea grillina. Ad urlare sciocchezze e parlare di scie chimiche bastano loro”.
E’ rabbioso contro l’Ue, che “ci ha schiavizzato con l’Euro”. Non solo, l’Italia è stata privata ulteriormente della propria sovranità: “A Bruxelles e Strasburgo oramai decidono su tutto, dalla politica monetaria alle dimensioni delle pizze”. E agitano spettri: “Ci avevano detto che conBrexitsarebbe crollato il mondo. E la Gran Bretagna sta meglio di prima”.
Storace abbraccia fraternamente Gianni Alemanno, al quale la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per l’accusa di associazione mafiosa in Mafia Capitale. “Recuperiamo un leader. Esce più forte da quel calvario, noi più forti perché Alemanno è una delle migliori intelligenze del centrodestra”, ha sottolineato Storace interrotto dalla standing ovation del pubblico.

 

ALEMANNO ESCE PULITO !!!

LETTERA  APERTA  AL  DIRETTORE  DELLA  GAZZETTA  DI  PARMA

Signor Direttore,

ho letto il suo apprezzabile editoriale di domenica 18 ” Il moralismo in politica e i suoi frutti avvelenati” dove lei giustamente scrive: “Così oggi basta un’iniziativa bislacca di qualche magistrato (neppure loro sono indefettibili) per far cadere una giunta. Nulla importa se poi l’inchiesta finisce nel nulla: ormai, il politico raggiunto da avviso di garanzia ha avuto l’ergastolo sociale”.

Mi son posto allora una domanda, e cioè se le colpe ricadono anche su alcuni giornalisti. Ultimo esempio. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Gianni Alemanno, nell’inchiesta nota con il nome di “mafia capitale”, ha cambiato lo scenario politico non solo a Roma, ma in tutta Italia. 

Per mesi l’ex sindaco della capitale è stato sbattuto sulle prime pagine dei giornali e linciato in tutte le trasmissioni televisive, facendolo passare addirittura per un mafioso e tanti organi di informazione hanno trasformato un avviso di garanzia in una sentenza, creando una vera gogna mediatica.

La  settimana scorsa invece il Procuratore aggiunto Paolo Ielo per questa infamante accusa su Alemanno ha chiesto l’archiviazione. Per due lunghissimi anni, l’ex sindaco di Roma è stato additato come una specie di braccio politico di una banda criminale, ci hanno scritto libri e prodotto addirittura film: non era vero niente. Ma il mio grande stupore e indignazione è stata vedendo che troppi giornali non hanno riportato la notizia neppure con una riga. Stessa storia, tutti muti, accomunati nel nascondere la notizia che per due anni ha primeggiato su tutte le testate giornalistiche e radiotelevisive.

Ma in Italia esiste un’informazione obiettiva? Mi rincuora invece la serenità e la pacatezza di Alemanno che dichiara :“ E’ la fine di un incubo con un’accusa pesante, la più infamante. Ma il fatto stesso che ora sia stata la Procura di Roma a chiedere il mio proscioglimento, lo ritengo un segnale molto forte. E’ un momento che attendevo da tempo. Riconosco l’onestà intellettuale della Procura che, così come l’aveva aperta, adesso ha chiuso un’inchiesta rispetto alla quale, invece, per tanti giornali ero già colpevole”.

In questo caso Alemanno ha dimostrato maggior maturità di taluni giornalisti. 
MARIO BERTOLI

LICENZIATO PER “DUX”

La scritta Dux e i soliti ben noti che s’indignano contro un ex calciatore ora opinionista di Sky.
Niente di nuovo quindi sotto il sole.

A far discutere è Paolo Di Canio l’
ex attaccante di Lazio, Juventus, Napoli, Milan e West Ham.
Uno degli episodi più famosi della carriera di Di Canio avviene il 18 dicembre 2000 in Inghilterra, durante la trasferta del West Ham sul campo dell’Everton.

Il 
portiere dei padroni di casa esce al limite dell’area ma le sue ginocchia cedono e cade, il pallone arriva Di Canio, il quale poteva segnare tranquillamente; l’italiano, invece, prende il pallone con le mani fermando il gioco.

Appena la folla capì quello che era successo esplose in una ovazione.

Per tale gesto Di Canio ricevette il FIFA Play Award,
un riconoscimento dalla Federazione Internazionale del Calcio assegnato a persone  che abbiano promosso nel mondo del calcio comportamenti ispirati ai valori di lealtà e correttezza sportiva. Questo è Di Canio.
Ma la canea del politicamente corretto ha bisogno ogni tanto di sfogarsi contro personalità genuine e pulite che non la pensano come loro.

Inevitabile anche lo sbocco finale della protesta antifascista: l’estromissione dagli schermi di Sky del colpevole di siffatto tatuaggio, con tanto di scuse da parte della piattaforma.

Fatto sta che Sky perde così uno dei commentatori più preparati che più davano verve al suo palinsesto a fianco di Vialli.

Peggio per loro e per i suoi abbonati.

Per Di Canio la consolazione di aver almeno portato il suo tatuaggio Dux in studio televisivo decine di volte, anche se coperto da una camicia a maniche lunghe. A volte di un bel colore nero…

Buttiamola sul ridere ma se ci riflettiamo bene ci sarebbe da piangere.

Licenziato per il tatuaggio Dux.

Intervista ad ALEMANNO. Archiviata l’assurda accusa di associazione mafiosa

Alemanno: “è la fine di un incubo”

‘E’ un momento che attendevo da tempo, dopo che i giornali mi avevano già condannato. Dal centrodestra NON tutti mi hanno chiamato. Continuerò a fare politica, con più forza”.

 


E’ la fine di un incubo?

“Sì, questa è la fine di un incubo molto lungo, durato due anni, con un’accusa pesante, infamante. Ma il fatto stesso che ora sia stata la Procura a chiedere il mio proscioglimento, lo ritengo un segnale molto forte. E’ un momento che attendevo da tempo e che è arrivato anche un po’ improvvisamente, direttamente nell’aula di un tribunale. Riconosco l’onestà intellettuale della Procura che, così come l’aveva aperta, adesso ha chiuso un’inchiesta rispetto alla quale, invece, per tanti giornali ero già colpevole”.

A questo punto, ha qualche sassolino da togliersi da entrambe le scarpe?

“Macigni, più che sassolini. Da un lato vivo ancora la delusione di tanti esponenti del centro-destra che non hanno speso una parole per difendere me e una bella fetta della storia politica della destra romana. Dall’altro lato penso a tanti organi di informazione che hanno trasformato un avviso di garanzia in una sentenza, contribuendo a gettarmi fango addosso”.

Umanamente, prima ancora che politicamente, quale è stato il momento più brutto di questi due anni?

Il momento iniziale, con l’arrivo a casa dei carabinieri e, subito dietro, delle telecamere della trasmissione Report, che filmavano perfino il campanello di casa con il mio nome. E poi, dover leggere quell’accusa infamante relativa al 416-bis, come ho scritto anche nel mio libro”

Il suo telefonino sta squillando in continuazione per attestati di solidarietà e vicinanza, o si aspettava qualcosa – e soprattutto qualcuno – in più?

“Ho ricevuto tante telefonate. Il primo a chiamarmi è stato Francesco Storace, commosso quasi fino alle lacrime. Poi mi hanno chiamato e mandato messaggi in tanti Ma forse non tutti, non ancora tutti. Però diciamo che alla sera mancano ancora alcune ore, mettiamola così…”.

In una precedente intervista al Giornale d’Italia, disse che avrebbe ricominciato a fare politica solo dopo aver dimostrato la sua innocenza. Adesso, cosa intende fare quindi?

“Diciamo che non ho comunque mai smesso di fare politica, da militante. In questo particolare momento, poi, serve quanto mai unità e intransigenza su certi temi. Adesso continuerò a farla, con sempre maggiore impegno personale. Ho ancora alcune fasi processuali da seguire, ma uscirò anche da queste”.

Chiudiamo con una battuta: mentre parliamo, fuori diluvia e Roma è bloccata: quando nevicava, era colpa di Alemanno, adesso che piove, di chi sono le colpe?

“No, non dirò che è colpa della Raggi, così come quando nevicava non era colpa di Alemanno. Anche se magari le mie colpe erano meno frequenti, visto che di quelle nevicate ne abbiamo avute ogni 25 anni. Io l’ho detto subito: la Raggi ha tanti problemi di affrontare e non è certo colpa sua. Ma ora la sindaca si sta facendo male da sola. Non tanto per i problemi di Roma, ma per quelli dei cinque stelle”.

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Una politica di merda. Pensano solo ai fatti loro. Ma nonostante gli svergognati che nel centrodestra fanno finta di niente e fischiettano quando non vengono pizzicati loro, NOI esplodiamo di gioia alla bellissima notizia che la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto l’archiviazione dall’accusa di mafia per Gianni Alemanno. Per due lunghissimi anni, l’ex sindaco di Roma e’ stato additato come una specie di braccio politico di una banda criminale, ci hanno scritto libri e prodotto addirittura film: non era vero niente ma proprio niente.  QUALCUNO DOVREBBE VERGOGNARSI !!!